Nuova puntata di Shot Sports, il talk show condotto da Andrea Riccio che mette a confronto sportivi, creator e protagonisti del web in conversazioni autentiche, leggere e senza copioni. Questa volta gli ospiti sono Federico Malvestiti e Filippo Moras, due percorsi molto diversi che si incontrano in uno studio dove si parla di adrenalina, televisione, crescita personale, pressione, timidezza e voglia di costruire il proprio futuro.
Da una parte c’è il racconto di Federico Malvestiti, pilota che ha costruito la sua carriera partendo dai kart a soli cinque anni, passando per Formula 4, Formula Renault, Formula 3 e arrivando poi al mondo GT. Dall’altra c’è Filippo Moras, volto ricordato da tantissimi per Il Collegio, oggi sempre più orientato verso la recitazione, tra studio, lavori fatti per mantenersi e il desiderio di ritagliarsi uno spazio vero nel cinema e sul palco.
La forza dell’episodio sta proprio nel modo in cui questi due mondi si intrecciano. Shot Sports non si limita infatti a raccontare due curriculum, ma entra nel cuore delle esperienze vissute dai protagonisti, cercando di capire cosa ci sia davvero dietro un casco da gara e dietro un reality che ha segnato l’adolescenza televisiva di molti ragazzi.
Per quanto riguarda Federico Malvestiti, il racconto parte da lontano: l’infanzia a Monza, la vicinanza fisica e simbolica con l’autodromo, l’inizio nei kart e il sogno di trasformare la passione in professione. Nel corso della puntata emerge con chiarezza quanto il motorsport sia uno sport totale, in cui il talento da solo non basta mai. Federico parla apertamente della necessità di un supporto economico importante, del ruolo decisivo della famiglia e di quanto sia difficile restare nel grande giro delle formule senza sponsor, contatti e continuità di risultati.
Uno dei passaggi più forti dell’episodio riguarda il lato meno visibile delle corse: la pressione mentale. Malvestiti racconta l’incidente vissuto a Imola, la paura provata nel tornare in pista e il lavoro fatto con una psicologa dello sport per imparare a gestire ansia, emozioni e concentrazione. È un racconto molto interessante perché mostra il motorsport non solo come spettacolo e velocità, ma come disciplina psicologica, capacità di reazione e continua ricostruzione di sé.
La puntata entra poi anche nel dettaglio dell’esperienza da pilota: il flow in macchina, il rapporto con il team radio, la preparazione fisica, il peso da tenere sotto controllo e le temperature estreme che si raggiungono nell’abitacolo, con oltre 55 gradi e perdite di due o tre chili in un weekend di gara. Malvestiti spiega anche il passaggio obbligato dal mondo delle formule alle GT, legato soprattutto alla sostenibilità economica del percorso, offrendo così uno sguardo molto realistico su quanto sia complesso inseguire il sogno Formula 1.
Accanto al lato sportivo, il suo racconto si apre anche alla dimensione personale: lo studio di ingegneria meccanica, l’attaccamento alle cose semplici, il rapporto con il padre-manager, il legame con i vecchi meccanici dei kart e la voglia di continuare a correre senza perdere il contatto con la vita vera. Anche per questo il suo intervento funziona molto bene: dietro il pilota emerge un ragazzo concreto, lucido e innamorato profondamente del proprio mestiere.
Sul fronte di Filippo Moras, la puntata cambia tono ma non intensità. Filippo ripercorre il proprio rapporto con Il Collegio con uno sguardo insieme ironico e riconoscente: non rinnega nulla dell’esperienza, anzi la considera una tappa importante capace di regalargli amicizie, autostima e contatto con un pubblico che ancora oggi lo riconosce e gli attribuisce un valore affettivo.
Tra i momenti più divertenti della chiacchierata ci sono i retroscena più pop sul programma: la storia della lacca diventata virale, i letti rotti insieme agli altri ragazzi, i provini lunghissimi fatti più sul racconto della propria vita che sulla cultura generale e l’effetto che ha avuto su di lui passare da una quotidianità normale a una visibilità improvvisa. Sono passaggi leggeri, ma aiutano a restituire bene il tipo di esperienza che Il Collegio ha rappresentato per chi lo ha vissuto dall’interno.
Allo stesso tempo Moras porta in studio anche un lato molto più serio. Racconta infatti il proprio percorso successivo, la scelta di trasferirsi a Roma, lo studio della recitazione, i lavori svolti per mantenersi e il desiderio forte di non restare imprigionato nell’etichetta del ragazzo da reality. È uno dei temi più interessanti della puntata: la difficoltà di trasformare la popolarità in credibilità professionale, soprattutto in un contesto come quello italiano dove la televisione può aiutarti a farti conoscere, ma anche rendere più difficile essere preso sul serio altrove.
Filippo parla anche del proprio rapporto complicato con i social, che usa poco e con diffidenza, preferendo la vita reale, il contatto diretto e un’idea di percorso artistico più concreta e meno costruita sul personaggio. In questo emerge un profilo molto diverso da quello che ci si potrebbe aspettare: non il volto che cavalca a tutti i costi la popolarità, ma un ragazzo che cerca ancora di difendere spontaneità, timidezza e autenticità.
Come spesso accade nelle puntate migliori di Shot Sports, il risultato funziona proprio perché le due storie si rispecchiano in modi inattesi. Malvestiti e Moras arrivano da mondi lontani, ma condividono la stessa tensione verso qualcosa di più grande: costruire un percorso vero, affrontare sacrifici, reggere la pressione e continuare a credere nella propria strada anche quando non è la più semplice.
La parte finale con quiz, ruota obbligo o verità e gag telefoniche alleggerisce il tono e rende la puntata ancora più dinamica, senza però svuotare la sostanza della conversazione. Ne esce così un episodio ricco, capace di unire motorsport, TV, crescita personale, recitazione e ironia, confermando ancora una volta la capacità di Shot Sports di dare spazio a racconti diversi ma sempre umani, contemporanei e pieni di sfumature.






